giovedì 18 marzo 2021

Un Ago Simile (recensione)

Se fate una semplice ricerca su google, inserendo nel motore di ricerca "condizioni dei detenuti" troverete di tutto e di più. I titoli che saltano più all'occhio, però, riguardano il sovraffollamento e il suicidio. Si parla di celle minuscole che ospitano quattro o cinque persone e con lo scoppiare della pandemia questo non può essere di certo una cosa positiva. 
Si parla anche di spazi di punizione in cui non è presente nemmeno una brandina per riposarsi, o delle condizioni igieniche scarse, o ancora dell'umiliazione che i detenuti devono subire ogni giorno. Da questo ho tratto un unico pensiero: chi commette un crimine non è più un uomo, ma una bestia considerata fuori controllo e che per la maggior parte dei casi nessuno ha voglia di "addomesticare". Perché è di questo che si parla: di mostri che non meritano di essere rieducati per rientrare nella società. Si parla di un detenuto alla stregua di un fenomeno da baraccone. 
Non c'è umanità nel parlare di persone che hanno commesso un errore e che hanno bisogno di mezzi per rimediare.
Perché non si parla mai di emozioni? Perché bisogna vedere tutto esclusivamente da un punto di vista giuridico? Perché se ci sono di mezzo le emozioni, si viene coinvolti troppo. Dobbiamo essere capaci di metterci nei panni di chiunque, anche se è un detenuto. 

Un po' di tempo fa ho partecipato a un convegno in cui si trattava esattamente di questo argomento. I volontari delle carceri femminili mi hanno mostrato una raccolta di lettere scritte dalle donne in cui mettevano a nudo tutte le loro emozioni per far arrivare a persone come me un messaggio: la libertà è preziosa, ma ce ne rendiamo conto quando è troppo tardi. Le azioni quotidiane che a noi sembrano banali, a loro mancavano più di ogni altra cosa. E io ho provato a capirci qualcosa, a dispiacermi anche, ma non ci sono riuscita nemmeno un po'. In quello stesso periodo mio padre era in carcere per scontare la sua pena e con quell'incontro volevo sapere come se la cavasse dato che nessuno voleva dirmi niente. Volevo sapere se davvero i detenuti vivevano nel lusso sfrenato come si dice o se riversavano nelle stesse condizioni degli schiavi di Gleba. Volevo capire se davvero ci fosse stato un processo di riabilitazione per mio padre. Poi a un tratto è uscito e ho capito che non era cambiato niente. Non aveva capito i suoi errori né aveva cercato di scusarsi. Niente. 
Potete immaginare la mia rabbia nel sapere che è uscito dopo un anno quando io avevo passato un inferno durato dodici? Forse se mio padre fosse stato aiutato in carcere ora sarebbe una persona migliore. Nessuno ha creduto in lui o ha avuto voglia di dargli quel supporto di cui necessitava e magari un giorno tornerà a ricattare e violentare le donne che entreranno nella sua vita.

E niente, ragazzuoli, ho colto l'occasione di questa recensione per togliermi un peso che mi portavo da un po' e non riuscivo a liberarmene.
Il libro di cui vi voglio parlare tratta proprio di detenuti e dei loro diritti. È una storia che mi ha catturata sin dalla copertina. Ho letto la mail che la CE (che ringrazio per la copia digitale) mi ha inviato e ho detto "questo lo devo assolutamente leggere". Proseguendo con la lettura vera e propria ho preso a cuore questo romanzo e mi ci sono affezionata davvero tanto. Davvero, non credo di aver mai letto un romance così significativo.


Data di pubblicazione: 11 febbraio 2021

Editore: Royal Book Edizioni

Prezzo: 15,00 (cartaceo) e 2,99 (ebook)

Trama: Luigi e Marisol Porzi sono simili, ma non uguali.Nelle loro vene scorre lo stesso sangue e insieme sostengono il peso di un cognome che in quel di Colmite, il paesino in cui vivono, è garanzia di guai. Ma la vera affinità che li lega è cucita lungo le battaglie che combattono in virtù di un solo credo: la tutela dei diritti dei detenuti. Dalla cella del Gebella in cui è recluso, Luigi sceglie la via della rivendicazione; mentre sulle pagine del Gazzettino di Colmite sua nipote conduce inchieste per portare allo scoperto le malefatte del direttore dell’istituto di pena.Proprio a causa dell’ennesimo sopruso, le loro vite, prima inscindibili, si separano per sempre. A unirle ancora al di là del tempo e dello spazio, però, resta il sottile filo che gira attorno alle colpe di entrambi fino a imbastire la pelle di Marisol. E tira, si fa sentire, dal giorno del suo primo incontro con Abel, un giovane architetto finito dietro le sbarre per scontare gli errori della sua famiglia e uscito dal Gebella con la sola aspirazione di consegnare un messaggio alla nipote di Luigi Porzi. Entra nella serratura della fortezza in cui i due ragazzi hanno rinchiuso il passato e nelle loro mani diventa lo strumento con cui suturare le ferite dell’altro.Quel filo, poi, si trasforma nell’unico canale di comunicazione tra gli abitanti del penitenziario e il resto della società; e passando attraverso le crune di aghi simili tenta di rappezzare il futuro di Marisol e di Abel con il logo del sogno di Luigi: un quotidiano di informazione dal e sul carcere redatto dai detenuti.

-♤-

Il libro parte con due punti di vista: quello di Marisol e quello di Abel, rispettivamente una donna che lotta per i diritti dei detenuti e un detenuto del Gebella, il carcere di Colmite.
È ambientato in un piccolo paese italiano in cui i più anziani reputano più facile andare in carcere piuttosto che lavorare e mantenersi da soli. C'è chi di questa frase ne ha fatta una filosofia di vita, che si insinua facilmente anche nella testa di Gil, il fratello di Abel. La storia dei due fratelli è fatta di alti e bassi, tant'è che l'autrice fa un paragone biblico molto curioso: Caino che uccide Abele come Gil fa incarcerare suo fratello Abel. 
Non è sufficiente a convincervi? Aggiungetevi una donna forte, con ideali ancor più forti, che lotta per il nonno. Per gran parte della sua vita, Luigi è stato la stella polare di Marisol, anche se lui era dietro le sbarre e Marisol libera di vivere come più le piaceva. Alla morte del nonno, però, la protagonista mette in dubbio tutto: le sue passioni, le sue convinzioni, i suoi obbiettivi. Si chiude in se stessa e vive un periodo di confusione in cui smette di dedicarsi al giornalismo e passa a fare la correttrice di bozze. 
Con il suo pov, ci immergiamo nei panni di qualcuno che cerca di risorgere dalle sue ceneri e che prova a capire cosa vuole veramente dalla vita. Vuole capire se lotta per se stessa o solamente per suo nonno e vuole sapere se ne vale la pena riprendere il percorso che ha interrotto con la morte di Luigi o se deve ripiegare su un altro ambito.
Ed è anche grazie alla comparsa di Abel nella sua vita che lei riesce a tornare in carreggiata. Diciamo che si sono salvati a vicenda in un modo o nell'altro. In questo modo, l'autrice intreccia una storia fatta di battaglie contro le ingiustizie a una storia d'amore che mi ha fatto emozionare sin dai primi accenni. 
D'altronde, è impossibile non affezionarsi al ragazzo dagli occhi grigio cadetto e alla Marisol affettuosa e maldestra che alla fine sboccia in un magnifico fiore. 

Lo stile dell'autrice alleggerisce il libro che porta con sé tematiche importanti. Ho amato tantissimo le canzoni inserite nei momenti imbarazzanti in macchina e il canticchiare di Marisol. Una piccola menzione la devo fare anche per quei due personaggi fantastici di Amir e Stefano: il primo mi ha fatto morire dal ridere con la sua simpatia e l'amore verso i sinonimi, il secondo per la storia che l'ha portato in carcere. In particolare il nome di quest'ultimo ha attirato la mia attenzione e quando ho visto il contesto, l'ho associato immediatamente a Cucchi, un ragazzo la cui storia ho preso a cuore e che, se la conoscete, non è facile scordare. 

Complessivamente, troverete un libro che vi strapperà un sorriso per la sua dolcezza e le battute dei personaggi. È sì un libro riflessivo, ma è perfetto nel caso vogliate staccare un po' dalla realtà e rilassarvi. Lo consiglio a tutti? Sì, assolutamente. Credo sia un libro da leggere almeno una volta nella vita indipendentemente dal genere che voi leggete.

-♤-

Come avrete notato, non leggo molti romance perché non mi sono mai sentita rappresentata dal genere. Ho finalmente trovato una spiegazione. Non è che non mi piacciano, semplicemente per la mia maturità non mi ritrovo negli amori adolescenziali tra i banchi di scuola o nelle cose che si avvicinano ad After. Ho scoperto che prediligo una love story da un punto di vista di un adulto e che riflette la realtà. 

lunedì 22 febbraio 2021

In Fuga da Houdini (recensione)


Data di pubblicazione: 15 settembre 2020

Editore: Oscarvault Mondadori 

Prezzo: 22,00 (cartaceo) 10,99 (ebook)

Pagine: 552

Trama: Audrey Rose Wadsworth e il suo assillante compagno, Thomas Cresswell, si imbarcano sulla lussuosa RMS Etruria, diretti alla loro prossima meta, l'America. La settimana di spettacoli circensi che allieterà la traversata - compresa l'esibizione di un giovane e promettente artista della fuga - sembra la distrazione ideale prima del tetro incarico che li attende oltreoceano. Ma presto il viaggio si trasforma in un festival degli orrori quando, una dopo l'altra, giovani donne vengono trovate morte. Per Audrey Rose, il Circo al chiaro di luna - con i suoi numeri inquietanti e i personaggi grotteschi - si trasforma in un incubo e la fa tornare alla sua ossessiva ricerca di risposte. Gli indizi sull'identità di una delle vittime sembrano condurre a qualcuno a cui Audrey Rose vuole molto bene: riuscirà la ragazza a fermare il misterioso assassino prima del suo terrificante gran finale?

"C'era qualcosa di scaltro e oscuro nel suo sguardo: era un gatto con la pancia piena che si chiedeva se uccidere il topolino subito, o risparmiarlo per quando avesse avuto davvero voglia di mangiarlo." 

Del primo mi ha delusa l'ambientazione, del secondo ho apprezzato veramente tutto, ma il terzo volume della tetralogia della Maniscalco mi ha lasciata con l'amaro in bocca. Insomma, i suoi libri sono fatti di alti e bassi, tuttavia non so quanto questo possa giovarle. 

Per iniziare questa recensione, dunque, vi parlerò prima dei punti positivi e poi di quelli negativi, per poi unirli in un discorso unico.

Ma di cosa parla essenzialmente In Fuga da Houdini? Della nostra sempre più sopportabile Audrey Rose alla presa con il corteggiamento di Mefistofele. Nel mentre, un serial killer si nasconde nella nave, tra i grossi tendoni del Circo della Luna. Perché sì, la nave ha organizzato uno splendido spettacolo per i passeggeri a bordo e a capo c'è appunto Mefistofele. Gli omicidi riprendono le figure dei tarocchi, creando una composizione macabra e splendida dal punto di vista dell'assassino.

Di punti positivi ce ne sono solo due:
- Mefistofele - un personaggio senza dubbio ambiguo, affascinante, con un carisma fuori dalla norma e una mente eccezionalmente fantastica. Si nota che ho un debole per lui, vero? Non c'è paragone tra lui e Thomas, in quanto il primo vuole essere libero dagli schemi della società e desidera poter viaggiare senza essere etichettato come nobile ed essere posto su un piedistallo solo per la ricchezza che possiede; il secondo, per quanto io adori le sue doti e il suo carattere, non è così brillante come Mefistofele. Quest'ultimo cela le sue sofferenze dietro una maschera di seduzione e inganni, che toglie solo per Audrey Rose. Ho apprezzato questo sforzo anche se Audrey Rose non meritava di conoscere la sua vera identità, non l'ha apprezzata come meritava. 
E quel che più mi dà fastidio è che Thomas lo giudichi male e gli rivolga parole di compassione quando Thomas stesso non è messo meglio. Da la colpa al capo del circo per il bacio che ha rubato ad Audrey Rose invece di accettare la cosa e basta. Thomas se la prende con Mefisto senza sapere che lei bramava quel bacio tanto quanto lui. 

- La Nascita del Principe Oscuro - alla fine del libro, che ho letto tutto solo per Mefisto, la Maniscalco ha aggiunto un piccolo racconto con il pov di Thomas. Cosa che ho apprezzato molto dato che Thomas come carattere mi è molto più affine. Tuttavia non so se considerare il racconto parte di In Fuga da Houdini o se dargli un voto a parte. In ogni caso, questo meriterebbe cinque stesse tutte per sé.

"Non dimenticate che gli incubi spesso cominciano come sogni"

Gli aspetti negativi sono più articolati, state pronti.

- Audrey Rose - non ho trovato una crescita personale da parte sua. Rimane sempre la stessa ragazza che non riesce a superare la morte del fratello, ma che non si fa problemi ad aprire le viscere di un cadavere. La cosa che mi ha un po' urtato è che non riesce ad associare la figura di Jack lo Squartatore a suo fratello Nathaniel come se fossero due persone completamente diverse e suo fratello fosse morto per cause naturali. Nel prossimo libro vorrei che affrontasse il suo trauma a testa alta invece di perdere tempo dietro a corteggiamenti vari. 
Altra cosa che di lei non mi è piaciuta è l'incoerenza. Sì, Audrey Rose è incoerente e lo scriverei a caratteri cubitali. Perché? Vuole uscire dagli schemi della società vittoriana, vuole essere libera e fare tutto ciò che vuole e vuole essere trattata al pari di un uomo. Tuttavia quando si tratta di matrimonio, vuole aspettare la benedizione del padre e non vuole che gli altri uomini della società la vedano amoreggiare con Thomas. Preferisce la sua gabbia dorata piuttosto che l'opportunità offerta da Mefistofele. Capite cosa voglio dire?

- Houdini - il suo nome in copertina è stato messo appositamente per attirare l'attenzione perché, anche se Houdini è presente in questo libro, lui non c'entra assolutamente niente con gli omicidi. Non c'è nessuno che si spacci per lui e l'assassino nemmeno si proclama il re delle manette o delle carte. Insomma, non capisco il senso della sua apparizione. La sua figura vuole stupire il lettore e impressionarlo, ma io vedo solo un'accozzaglia di numeri proposti uno dopo l'altro senza tenere in considerazione che il vero Houdini ha impiegato anni e anni per ottenere il risultato finale, ovvero la vasca di vetro. se negli altri romanzi le modifiche apportate al periodo storico le ho apprezzate, non è stato lo stesso per questo qui. 


"I re crollano come qualunque altra persona"

In sostanza, non ho apprezzato il circo come molti di voi hanno fatto o faranno. I trucchi di magia, per quanto possano lasciarmi a bocca aperta, non fanno per me. Non ho apprezzato nemmeno l'uso delle carte dei tarocchi a scopo di intrattenimento perché per me sono molto più di un trucco di magia per ingannare gli stolti. Per me è un'arte che va trattata con il massimo rispetto e né Audrey Rose né Mefistofele ne hanno. 

Spezzo però una lancia a favore dello stile dell'autrice, che mi è sempre piaciuto e ha sempre reso i suoi romanzi favolosi. 
Ha impiegato almeno quattrocento pagine per narrare gli avvenimenti di una settimana, questo per me merita le lodi perché io non ne sarei mai capace. 

domenica 24 gennaio 2021

Alla Ricerca del Principe Dracula (recensione)

 








 



Data di pubblicazione: 15 settembre 2020

Editore: Oscarvault Mondadori

Prezzo: 20,00 (cartaceo) e 9,99 (ebook)

Trama: Dopo aver scoperto con orrore la vera identità di Jack lo Squartatore, Audrey Rose Wadsworth lascia la sua casa nella Londra vittoriana per iscriversi - unica donna - alla più prestigiosa accademia di Medicina legale d'Europa. Ma è davvero impossibile trovare pace nell'oscuro, inquietante castello rumeno che ospita la scuola, un tempo dimora del malvagio Vlad l'Impalatore, altrimenti noto come Principe Dracula.

Strane morti si susseguono, tanto da far mormorare che il nobile assetato di sangue sia tornato dalla tomba. Così Audrey Rose e il suo arguto compagno, Thomas Cresswell, si trovano a dover decifrare gli enigmatici indizi che li porteranno all'oscuro assassino. Vivo o morto che sia.

Recensione:

"Hai già fissato la paura negli occhi e l'hai fatta tremare, Wadsworth."

Un sequel decisamente avvincente e migliore rispetto al primo capitolo che apre la tetralogia della Maniscalco. E non mi riferisco solo all'ambientazione, ma anche alla caratterizzazione dei personaggi. Procediamo per gradi, però.

Alla Ricerca del Principe Dracula si apre con il viaggio sull'Orient Exspress (che mi ha riportato alla mente il celebre libro di Agatha Christie) che porterà Audrey Rose e Thomas Cresswell in Romania, la mia terra natia. Un viaggio lungo durato più o meno cento pagine, se non di più, e che ci ha gentilmente regalato un cadavere. Il mistero però viene temporaneamente stoppato all'arrivo dei due protagonisti all'Accademia di Scienze Forensi e ritrovamenti di corpi martoriati inclusi. Il castello di Dracula descritto dalla Maniscalco è davvero incantevole, seppur terrificante con i suoi arazzi. 

La trama da qui in poi è un continuo ritrovamento di cadaveri che ho apprezzato molto. Il modus operandi dell'assassino è elaborato e malato nel suo obbiettivo di creare lo scenario perfetto per il ritorno del Principe La costante domanda la cui risposta rimane sospesa fino alla fine è: perché? Perché l'assassino è così determinato a impalare gente e avvelenarla con l'arsenico? E soprattutto, perché dissanguarla? E non solo io me lo sono chiesta, anche i due protagonisti si ponevano lo stesso quesito tra una discussione e l'altra. Infatti, la morte di Nathaniel è stata distruttiva per Audrey Rose e sta pagando le conseguenze delle azioni del fratello sulla propria pelle. È ancora traumatizzata e cerca in tutti i modi di superare la cosa, però Thomas non fa altro che infierire con le sue azioni atte "a fin di bene" e peggiora la situazione. Il processo di guarigione non è immediato e cercare di rispedire a casa Audrey o di farla riprendere sdraiandosi in sala operatoria non sono buoni metodi. 

Devo dire però che ho apprezzato il cambiamento che l'esperienza passata ha procurato alla nostra protagonista: se prima mi irritava e avrei voluto tanto non sentirla più, ora mi sta decisamente più simpatica e ho voglia di conoscere più nel dettaglio ogni sfaccettatura che compone il suo carattere. Se prima aveva ideali che trovavo senza senso, ora il suo desiderio di non essere ingabbiata come una colomba mi piace, è ponderato e ha una ragione precisa di esistere. Quella morsa che la attanaglia quando Thomas commette un errore la condivido pienamente anche io e le do perfettamente ragione. Audrey Rose vuole essere libera e al pari di un uomo e in questo la sostengo con tutto il cuore. In questo libro, quindi, prima di tutto dimostra di essere al pari di Thomas, il quale durante la risoluzione di questo caso viene meno. Audrey Rose si prende tutta la scena nonostante il dolore che le avvolge il petto mentre Thomas mette a nudo le sue debolezze per lei e dimostra un'altra facciata di se stesso oltre a quella dell'arrogante e affascinante uomo ottocentesco assolutamente perfetto.

Cosa ho apprezzato di questo romanzo? Tutto, dalla prima all'ultima cosa. Non c'è nulla che non mi sia piaciuto. Prima di tutto troviamo la narrazione che, seppur lenta all'inizio proprio come piace a me, poi diventa incalzante e sembra di avere il fiato dell'assassino sul collo. È piena di descrizioni e di folklore rumeno che mi hanno fatto un po' vergognare di non aver approfondito le mie radici rumene. Mi hanno fatto venire nostalgia della piccola fattoria in cui abitavo e dei pasti super aromatici che mia nonna mi proponeva o, ancora, alla battaglia con mio nonno per accaparrarci le zampe di gallina della zuppa. Mi hanno fatto venir voglia di ritornare in quella realtà che ho abbandonato e che ho nascosto gelosamente in un cassetto della mia mente. Questa volta si è sentita l'ambientazione tetra e misteriosa che avrei voluto vedere anche in Sulle Tracce di Jack Lo Squartatore. I dettagli che io amo trovare in un libro sono presenti e mi hanno fatto girare la testa dalla felicità. 

Devo dire però che questa volta il minimo sentore di chi era l'assassino ce l'avevo, ma non riuscivo a capirne il motivo. È stata la persona più inaspettata di tutte, però anche un lupo può travestirsi da agnello se lo ritiene vantaggioso. Anche se a prima vista si potrebbe puntare su Moldoveanu, ricordate che un carattere di merda non rende una persona un assassino.

"I mostri sono reali quanto le storie che li tengono in vita e sopravvivono solo finché quelle storie vengono raccontate."

Giusto giusto tra poco inizierò il terzo libro, carica di aspettativa e curiosità visto il finale di Alla Ricerca del Principe Dracula. 

mercoledì 13 gennaio 2021

La Corte di Ali e Rovina (recensione)

 Top o flop? A Court of Wings and Ruins o La Corte di Ali e Rovina da una parte mi è piaciuto, ma dall'altra avrei un piccolo appunto da fare sul finale conclusivo della trilogia.

A essere sincera, le ultime cento pagine le ho lette piangendo e anche dopo di lacrimoni per la storia di Feyre e Rhysand ne ho versati molti. È stato tanto carico di emozioni, che alla fine in qualche modo ho dovuto farle uscire fuori.

Ma ora non parliamo di finale, partiamo dall'inizio.



Data di pubblicazione: 17 settembre 2019

Prezzo: 18,90 (rigida) e 9,99 (ebook)

Editore: Mondadori 

Trama: La rabbia mi era cresciuta dentro come una creatura viva, con un cuore che batteva risuonandomi nella profondità del petto, cullandomi fino a farmi addormentare, per poi scuotermi al risveglio. Volevo vendetta, ma una vendetta repentina, a parte soddisfare la mia rabbia cocente, sarebbe stata inutile.

Feyre è determinata a raccogliere il maggior numero di informazioni possibile sui piani di Tamlin e del Re di Hybern che minacciano di mettere Prythian in ginocchio. Per questo si è separata dall'uomo che ama e ha fatto ritorno alla Corte di Primavera. Ma per poter portare a termine il suo piano, dovrà tessere una fitta trama di inganni e tenere a bada il suo desiderio di vendetta. Sa bene, infatti, che un solo passo falso potrebbe condurre non soltanto alla sua rovina ma a quella di tutto il suo mondo. La ragazza sa anche che il Re di Hybern non si fermerà davanti a nulla, perciò, a mano a mano che la guerra si avvicina, dovrà decidere di chi fidarsi e cercare alleati nei posti più inaspettati.

~◇~

Feyre è finalmente risorta, è cambiata decisamente in positivo ed è diventata per me simbolo di forza, di tenacia, a tutti gli effetti. Torna alla corte di Tamlin e orchestra una vendetta più che meritata verso un fae con qualche rotella fuori posto, che ha perso totalmente la ragione. Inganna tutti, in particolar modo il lettore. Alla fine di ACOMAF ero destabilizzata dalla rottura del legame tra la coppia e invece... 

È stato un gran bel colpo di scena vedere la nostra cara Feyre diventare Signora Suprema e finalmente ergersi in tutta la sua bellezza. 

Quello che più ho amato è stata l'evoluzione del rapporto tra lei e Rhysand: hanno un'affinità che sinceramente non ho mai visto in nessun'altra coppia dei libri e il modo in cui si sostengono è un qualcosa di meraviglio. Dove non riesce lui, c'è lei e dove lui fa fatica, arriva lei a sostenerlo e viceversa. Sono i due Fae Maggiori più potenti di Prythian, ma hanno le loro insicurezze e le loro paure, in particolare Rhysand che è disposto persino a morire pur di garantire la vittoria e un futuro sereno per la Corte dei Sogni. Capite? 

E, cosa importantissima: Rhysand non soffoca Feyre come ha fatto Tamlin! La lascia libera di agire, di decidere, anche se le situazioni possono essere molto pericolose. La lascia brillare (letteralmente dato il potere dell'Alba) e lui brilla insieme a lei. Sono entrambi completi e si affiancano meravigliosamente. 

Altro personaggio che ho amato è stata la regina maledetta che di giorno è una fenice e di notte torna umana. Ecco, lei ha dato prova di essere una regnante migliore di tutte le altre regine avide e malvage e spero davvero che verrà approfondita in un futuro spin-off. 

Personaggi che ho detestato sono Nesta e Lucien. Lo so, di solito tutti amano Nesta, ma io proprio non l'ho retta. Avrei voluto tirarle dietro l'intera Casa del Vento. E proprio per questo motivo sono curiosa di leggere A Court of Silver Flames, cosiì da scoprire finalmente cosa passa nella testa di Nesta Archeron.

Vi ho accennato però anche a un piccolo flop. Ho un appunto da fare alla struttura perché l'autrice ha scritto buone quattrocento pagine di nulla cosmico. Nulla cosmico nel senso che si sono molte scene per la Feysand e pochissima azione o comunque le scene di suspense che caratterizzano la saga. E ok, va bene, ma le ultime cinquanta pagine del romanzo sono colme di cose che mi hanno caricata di emozioni e forse un po' troppo. La differenza tra le due cose, quindi, mi ha fatto storcere il naso sebbene abbia adorato tutto fino all'ultima parola.

Questo mi ha fatto dare quattro stelle su cinque al romanzo.

Ora vorrei aggiungere un piccolo discaimer. L'autrice conclude la storia di Feyre e Rhysand, ma non conclude la storia di Prythian. Anzi, la Maas se da una parte dà tutte le risposte che il lettore ha cercato nei tre libri, dall'altra parte fa sorgere nuovi dubbi e situazioni che presagiscono l'uscita di nuovi spin-off o seguiti. E in ACOFAS, che doveva essere la novella introduttiva ai futuri libri, sorgono ancora più problemi di quanti non ce ne fossero in realtà. Ma di questo parleremo su Instagram nei prossimi giorni.

sabato 9 gennaio 2021

La Corte di Nebbia e Furia (recensione)

Tutti dicono che il secondo sia il libro migliore della saga ACOTAR. E come dargli torto? A Court of Mist and Fury o semplicemente La Corte di Nebbia e Furia ha fatto un notevole salto di qualità da La Corte di Rose e Spine. Ripeto, secondo me l'autrice ha pianificato la cosa nei minimi dettagli e anche lei potrebbe esserne consapevole. E sapete perché? Perché lei aveva già tutta la storia in mente da quando, nelle prime pagine di acotar, ha detto che il cassettone di Feyre era decorato con un cielo stellato. Ve lo ricordate questo dettaglio? Nel secondo e nel terzo libro questo gioca un punto fondamentale e, siccome non rischio di fare spoiler visto le trame, vi dico che Rhysand c'è sempre stato al contrario di Tamlin.

Data di pubblicazione: 18 giugno 2019

Prezzo:  17,90 (cartaceo) e 9,99 (ebook)

Pagine: 622

Editore: Mondadori

Trama: Dopo essersi sottratta al giogo di Amarantha e averla sconfitta, Feyre può finalmente ritornare alla Corte di Primavera. Per riuscirci, però, ha dovuto pagare un prezzo altissimo. Il dolore, il senso di colpa e la rabbia per le azioni terribili che è stata costretta a commettere per liberare se stessa e Tamlin, e salvare il suo popolo, infatti, la stanno mangiando viva, pezzetto dopo pezzetto. E forse nemmeno l'eternità appena conquistata sarà lunga a sufficienza per ricomporla. Qualcosa in lei si è incrinato in modo irreversibile, tanto che ormai non si riconosce più. Non si sente più la stessa Feyre che, un anno prima, aveva fatto il suo ingresso nella Corte di Primavera. E forse non è nemmeno più la stessa Feyre di cui si è innamorato Tamlin. Tanto che l'arrivo improvviso e molto teatrale di Rhysand alla corte per reclamare la soddisfazione del loro patto - secondo il quale Feyre dovrà passare con lui una settimana al mese nella misteriosa Corte della Notte, luogo di montagne e oscurità, stelle e morte - è per lei quasi un sollievo. Ma mentre Feyre cerca di barcamenarsi nel fitto intrico di strategie politiche, potere e passioni contrastanti, un male ancora più pericoloso di quello appena sconfitto incombe su Prythian. E forse la chiave per fermarlo potrebbe essere proprio lei, a patto che riesca a sfruttare a pieno i poteri che ha ricevuto in dono quando è stata trasformata in una creatura immortale, a guarire la sua anima ferita e a decidere così che direzione dare al proprio futuro e a quello di un mondo spaccato in due.


Dire che è stupendo è dire poco. Acomaf offre ai lettori di YA una love story attendibile e avventure che non possono essere dimenticate facilmente. Se in acotar l'antagonista erano Amarantha e Rhysand, nel secondo volume la situazione si ribalta e a passare dalla parte del cattivo è Tamlin. E come dargli torto: un fae che ha continui scatti d'ira e distrugge ogni cosa quando ha una piccola discussione? 

Possiamo aspettarci un comportamento diverso da Tamlin se non quello di intrappolare Feyre e usarla come trofeo di fronte a tutti gli altri Signori Supremi? Perché sì, Feyre diventa un burattino nelle mani di Tamlin e della Sacerdotessa Ianthe, diventa un simbolo di rinascita e i cittadini della Corte di Primavera non fanno altro che dimostrare un'infinita gratitudine verso quell'umana che ha sacrificato la sua vita per liberare i Fae da un tiranno. E Feyre? Nessuna pensa a lei, a ciò che sente, a ciò di cui ha bisogno perché ormai deve svolgere solo il compito di perfetta moglie di Tamlin. Oh sì, avete sentito bene. Feyre accetta di sposare quell'orribile fae, ma per fortuna arriva Rhysand a salvarla proprio all'altare. Che tempismo, eh! Lui fa un'altra delle sue comparse micidiali e si porta via la sposa in virtù dell'accordo stretto nel Regno Sotto la Montagna. E la salva, non solo dal matrimonio, ma anche dalla disperazione in cui riversa. Infatti, se prima Feyre era piena di vita e non resisteva a non catalogare ogni colore e fiore che vedeva, ora non lo fa più. È spenta, si sente in colpa per la morte dei due fae della terza prova e vorrebbe solo sprofondare nell'oblio dei Vortici del Calderone. Rhysand la tira su, la fa ridere ancora una volta. All'inizio i loro rapporti sono abbastanza travagliati, segnati dall'odio che Tamlin ha impiantato nella testolina di Feyre da quando Rhysand ha fatto la prima comparsa, ma poi tutto migliora. La gocciolina che fa traboccare il vaso spinge Feyre ad andarsene definitivamente e Morrigan, la cugina di Rhysand, la porta alla Corte della Notte un mese prima che scatti l'accordo. È qui che Feyre scopre Velaris e tutto ciò che Rhysand ha fatto e sacrificato per la sua gente, è qui che scopre quanto in realtà lui sia buono. La puttana di Amarantha si rivela essere solo una maschera per salvare la sua famiglia: Morrigan, Cassian, Azriel e Amren.  E qui, grazie all'addestramento per tirare fuori i poteri che gli altri Signori Supremi hanno donato inconsapevolmente a Feyre, che lei viene a conoscenza dei piani di conquista di Hybern e di una verità ben più sconvolgente per la nostra adorata protagonista. Se ve lo dicessi però vi spoilererei la fine che può essere bella tanto quanto dolorosa.

Che dirvi, ragazzuoli, per me acomaf è stato un pugno nello stomaco: mi si stringeva il cuore nel vedere le condizioni in cui riversava Feyre durante la prima e la seconda parte del libro, mi è sembrato di perdere un pezzo di me proprio come è successo a lei. Ogni volta che aveva una piccola gioia, anche io mi sentivo un po' più sollevata e per quanto pericoloso possano sembrare le situazioni in cui lei si è precipitata, ero felice perché in qualche modo era tornata a vivere. Quanta gratitudine si può provare nei confronti di Rhysand? E quanta gratitudine si può provare nei confronti di Feyre per averlo salvato a sua volta?

Dopo tutto questo, credo che non mi dimenticherò mai dei personaggi favolosi che Sarah J. Maas ha creato, non penso sia possibile dimenticarsene dopo tutto quello che hanno passato e dopo il viaggio in cui noi li abbiamo accompagnati.  Feyre conferma ancora di essere la protagonista migliore che io abbia mai incontrato e mi risulta essere sempre più adorabile, soprattutto dopo l'attacco a Velaris quando lei poteva scappare ma ha scelto di combattere per quella che è diventata la sua città; soprattutto dopo aver trovato la forza di volontà di combattere ancora e ancora senza arrendersi mai. Per me lei è simbolo di forza, non può che essere così.

To the people who look at the stars and wish, Rhys."
Rhys clinked his glass against mine. “To the stars who listen— and the dreams that are answered.


 

mercoledì 6 gennaio 2021

La Corte di Rose e Spine (recensione)

 Eccoci qua ancora una volta! 

Data di pubblicazione: 19 marzo 2019

Costo: 16,90 (cartaceo) e 9,99 (digitale)

Editore: Mondadori

Trama: «Un paio di occhi dorati brillavano nella boscaglia accanto a me. La foresta era silenziosa. Il vento non soffiava più. Persino la neve aveva smesso di scendere. Quel lupo era enorme. Il petto mi si strinse fino a farmi male. E in quell'istante mi resi conto che la mia vita dipendeva da una sola domanda: era solo? Afferrai l'arco e tirai indietro la corda. Non potevo permettermi di mancarlo. Non quando avevo una sola freccia con me.»
Una volta tornata al suo villaggio dopo aver ucciso quel lupo spaventoso, però, la diciannovenne Feyre riceve la visita di una creatura bestiale che irrompe a casa sua per chiederle conto di ciò che ha appena fatto. L'animale che ha ucciso, infatti, non era un lupo comune ma un Fae e secondo la legge «ogni attacco ingiustificato da parte di un umano a un essere fatato può essere ripagato solo con una vita umana in cambio. Una vita per una vita».
Ma non è la morte il destino di Feyre, bensì l'allontanamento dalla sua famiglia, dal suo villaggio, dal mondo degli umani, per finire nel Regno di Prythian, una terra magica e ingannevole di cui fino a quel momento aveva solamente sentito raccontare nelle leggende. Qui Feyre sarà libera di muoversi ma non di tornare a casa, e vivrà nel castello del suo rapitore, Tamlin, che, come ben presto scoprirà la ragazza, non è un animale mostruoso ma un essere immortale, costretto a nascondere il proprio volto dietro a una maschera. Una creatura nei confronti della quale, dopo la fredda ostilità iniziale, e nonostante i rischi che questo comporta, Feyre inizierà a provare un interesse via via più forte che si trasformerà ben presto in una passione dirompente.
Quando poi un'ombra antica si allungherà minacciosa sul regno fatato, la ragazza si troverà di fronte a un bivio drammatico. Se non dovesse trovare il modo di fermarla, sancirà la condanna di Tamlin e del suo mondo...


"Abbiamo bisogno di speranza tanto quanto di pane e carne. Abbiamo bisogno di speranza, altrimenti, non resisteremo. Perciò lasciamogliela, Feyre. Permettiamo a Nesta di sognare una vita migliore. Un mondo migliore."

Le prossime potrebbero rivelarsi le recensioni più importanti dell'intero blog, sebbene sia giorvane e non abbia compiuto nemmeno un anno. Non credo di aver mai trovato una saga più bella di ACOTAR nonostante i suoi difetti e vi spiegherò il perché partendo appunto da A Court of Thorn and Roses o La Corte di Rose e Spine. 
E vi dirò, non ho mai voluto leggere questo libro dalla sua edizione italiana perché ne parlavano tutti e non mi andava di seguire la cosiddetta “massa”. Mai ho fatto errore più grande dato che me ne sono innamorata follemente e ho capito di aver commesso un altro dei miei errori dettato dai pregiudizi. Sono felice che il blog prima di tutto stia migliorando me stessa.
Ma veniamo al dunque! 
Feyre (pronunciasi Feira) è un'umana di diciannove anni che fa di tutto per la sopravvivenza della propria famiglia caduta in povertà. Proprio mentre caccia, le capita a tiro un lupo che si rivela essere un Fae, in particolare una sentinella del Signore Supremo della Corte di Primavera. Tamlin, si chiama così, viene a casa di Feyre e la costringe a seguirlo nella sua corte, dove sarà ospite per tutta la vita.
Sebbene all'inizio da entrambe le parti ci sia diffidenza, il loro rapporto cambia e verso la metà del libro e Feyre si rende conto di amare Tamlin che da carceriere diventa salvatore. 
E se tutto sembra andare rose e fiori, vi siete dimenticati di un maleficio che padroneggia sulle sette corti di Prythian da ormai cinquant'anni e verso la fine prende il nome di Amarantha. Sebbene questo villain non mi abbia entusiasmata, ha messo a dura prova Feyre costringendola a tre prove durissime alle quali io non sarei sopravvissuta. 
Solitamente le protagoniste mi danno sempre i nervi e non le sopporto (esempio Ofelia di Fidanzati d'Inverno), però Feyre è stata eccezionale. Parliamo di una donna che sacrifica se stessa per la famiglia e per il popolo fatato, del quale tra l'altro non ha mai fatto parte. È l'unica a poter liberare tutti i Fae dalla prigionia e nonostante abbia avuto la possibilità di salvarsi, decide di correre in contro al pericolo per Tamlin e tutti gli altri. Nessuna delle imprese si rivela facile: prima il Middengard Wyrm, poi la prova dell'indovinello e infine l'assassinio di tre Fae. Come darle torto se nel secondo libro è a pezzi? 
Viene sottoposta a pressioni continue e deve sostenere il peso di un intero popolo sulle sue spalle dato che se lei muore, è la fine per tutti i Fae. Rischia di cedere, di mollare tutto e lasciarsi morire, ma una buona dose di disperazione e un figo di nome Rhysand la spingono a resistere per il bene di tutti, soprattutto la promessa di trascorrere il resto della vita assieme a Tamlin. 
Gli altri personaggi per me passano in secondo piano: qui è Feyre al centro dell'attenzione e va bene così perché ho voluto conoscere la protagonista in tutto e per tutto, pregi e difetti. Non mancano di certo però quelli che sono Tamlin, Lucien e la domestica. Tre Fae nella vita di Feyre che le insegneranno finalmente a vivere e inseguire le sue passioni. Certo, c'è da dire che Tamlin è la persona più possessiva e snervante che io abbia conosciuto in un romanzo, tutt'altra faccenda rispetto alla Bestia vittima della maledizione della strega. Tra Feyre e Tamlin infatti si sviluppa una relazione per lo più carnale, perché effettivamente non ci sono appigli per dire “lo amo per il suo carattere”. Ma va bene così, è tutto progettato dall'autrice per apparire così altrimenti come potrebbe andare avanti una saga fantasy con l'amore della propria vita trovato al primo colpo? Su, rifletteteci anche voi. Questo punto potrebbe fermarvi dall'intraprendere una lettura del genere con libri che osclillano per lo più sulle 650 pagine, ma fidatevi che ne vale la pena. È tutto collegato, non c'è ACOTAR senza ACOMAF e una volta letto i primi due, ovviamente non potete lasciare indietro ACOWAR in cui tra l'altro si hanno tutte le risposte che si cercano in ACOTAR. Capite cosa intenedo? 
Personalmente sono andata avanti con il secondo libro perché avevo la necessità di scoprire la fine che hanno fatto Feyre e Tamlin, ma poi sono stata piacevolmente sorpresa con l'entrata in scena di Rhysand. 
A parte l'anticipazione delle prossime recensioni, vi dico che ho apprezzato tutto eccetto le scene di sesso. Sì, la Maas ha la grande pecca di scrivere delle scene porno di cui avrei fatto volentieri a meno durante la lettura dell'intera saga, soprattutto in ACOFAS. Non l'ho trovato né erotico né adatto in un fantasy in cui la morte è una compagna costante. 
In più, la Maas o la odi o la ami. Perché? L'ho trovata molto schematica. Forse, da aspriante scrittrice ho notato cose che a un lettore può sfuggire, non so. L'autrice è solita creare scene di suspense, arrivare a un punto in cui per la protagonista c'è solo la morte e poi trova una soluzione che fa disperdere tutta la tensione. Abilità da ammirare? Non lo so sinceramente. 
Un'ultima cosuccia è una mezza risposta a delle recensioni negative che ho trovato in giro: i troppi dettagli presenti, le eccessive descrizioni. Feyre prende a descrivere ogni cosa, a catalogare colori e immagini. Questo fa parte di lei, la rende viva! Senza i digitali e le campanule e tutti i fiori nominati è il suo modo di essere felice, infatti mi si è stretto il cuore quando in ACOMAF non dipinge più e nemmeno descrivere i dettagli intorno a sé. 

E che altro dire, alla prossima!


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martedì 22 dicembre 2020

Nirvana (recensione)

 

Pagine: 266

Prezzo: 13,00 (cartaceo) e 2,69 (ebook)

Editore: self publishing

Trama: Maeghan Turner ha diciotto anni ed è una ragazza come tante. Adora stare con Helena ed Erick, i suoi migliori amici, ama recitare e passa il tempo a fantasticare su Christopher, suo collega di teatro.La sua vita, però, prende una svolta inaspettata con l'inizio dell'ultimo anno di liceo. Costretta al ricovero in ospedale, avrà l'occasione di conoscere meglio la sua nuova insegnante di letteratura italiana, Guinevere McGregor.Questo la spingerà a confrontarsi con l'amore e i suoi più intimi sentimenti che ha racchiuso dentro di sé, portandola a mettere in dubbio tutto ciò in cui ha sempre creduto.Ma cosa prova davvero per Guinevere che, oltre ad essere la sua professoressa, è sposata e ha figli? Perché la sua vicinanza le fa provare emozioni che non aveva mai provato nei confronti di nessuna donna? E perché continua imperterrita a pensare a Christopher, nonostante lui non ricambi il suo sentimento?Questa storia mette in luce le diverse sfaccettature dell'amore che, per quanto sia un sentimento bellissimo, fa soffrire

Se c'è un periodo particolarmente adatto per questa recensione, sicuramente è quello natalizio. E non solo per lo scambio di regali, ma anche perché addolcirsi un pochino non fa mai male.

Oggi vorrei parlarvi di “Nirvana” di Martina Anicas. Di cosa si tratta esattamente? Di una love story coi fiocchi che è diventata uno dei miei libri preferiti. Maegh è una studentessa dell'ultimo anno che, dopo una donazone del sangue, contrae l'epatite B. Durante i mesi di guarigione, a tenerle compagnia è la sua nuova professoressa di letteratura, Guienevere McGregor. Per tutto il tempo del romanzo, l'autrice sostiene e valorizza la teoria tedesca del Sehnsucht in cui l'amore, per quanto bello, è struggente e doloroso. E non intendo quel tipo d'amore tra mafiosi o bad boy e santarelline. Proprio no, anche perché sapete che soprattutto quel genere alla Over non mi piace granché.

No, in “Nirvana”, primo libro di una trilogia, troverete una storia verosimile e carica di emozioni. C'è un introspezione dei personaggi assurda e devo dire che è proprio quello che io cerco in un romanzo. Voglio emozioni, voglio potermi immergere nei pensieri del/la protagonista e dire “sì, capisco perché ha agito in questo modo. Sì, l'avrei fatto anche io al posto suo”. L'autrice mi ha permesso di entrare nella mente di Maegh e attraverso la sua storia mi ha presentato il mondo del teatro e me ne ha fatto innamorare; mi ha presentato la letteratura nel modo in cui avrei voluto che mi fosse spiegata, nel modo in cui avrei voluto scoprire io gli autori italiani e stranieri invece di aver ricevuto delle nozioni basilari da insegnanti svogliati. Davvero, ho provato quasi invidia nei confronti di Maegh per la McGregor, la quale svolge il suo lavoro con passione ed è in grado di trasmetterla ai suoi studenti. Da grandissima amante della conoscenza, del sapere, questo libro mi ha aperto nuove porte e mi ha dato nuove idee. 

Ho amato “Nirvana” per tutto: per le emozioni che ogni singola parola trasmette, per la passione per la letteratura che arriva al lettore e soprattutto per la leggenda giapponese che lega Maegh a Christopher e Guinevere. E a proposito, spero che nei prossimi due sequel, la relazione tra i tre si trasformi in poliamore, giusto per togliere un po' di tabù sull'argomento. Già per me trovare una love story tra due donne di età totalmente differenti è stata una sorpresa perché non l'avevo mai letto una cosa del genere, o comunque niente di approfondito. Le complicazioni che ci sono, tuttavia, ci fanno capire che l'amore non vince sempre su tutto e non basta per raggiungere il lieto fine, soprattutto se ci sono di mezzo un matrimonio e dei figli. Anche per questo probabilmente il libro mi è piaciuto tantissimo, perché potrei benissimo dire che tutto ciò è successo veramente. 

Quanto allo stile dell'autrice, personalmente l'ho amato, però sono consapevole che dei lettori potrebbero lamentarsi per le parti riflessive che caratterizzano il romanzo. Io non ne ho saltata nemmeno una e non le ho trovate per niente pesanti (anzi, molto scorrevoli e comprensibili), ma dipende sempre da che tipo di lettore siete e da ciò che cercate in un libro. Per esempio, il romance va totalmente fuori dalla mia comfort-zone, però ho trovato quel carico giusto di emozioni che mi hanno rapita dalla prima all'ultima riga. 

A chi lo consiglio, dunque? A chi vorrebbe una protagonista giovane, una storia a tematica lgbt e a chi punta più alla costruzione dei personaggi. ⭐⭐⭐⭐⭐ su 5.